Wi-max: forse siamo alla svolta decisiva

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Riporto integralmente dalla newsletter di italia.gov.it:

Una notizia attesa anche troppo. Lo sblocco del Wi-max, il più avanzato sistema di trasmissioni senza fili che permette di portare la banda larga in ogni zona del Paese, è finalmente arrivato. In Italia il lancio di questa infrastruttura immateriale era fermo da quasi dieci anni, nonostante solo l’87% del nostro territorio fosse coperto da ADSL. E a rimanerne fuori, a tutto oggi, non sono soltanto gli abitanti di qualche paese sperduto tra i monti: il caso più clamoroso è quello del quartiere Japigia, a due passi dal centro di Bari, ma persino Trigoria (vicino Roma) e alcune cittadine al di sopra dei 30mila abitanti ne sono sprovviste. Bene quindi ha fatto il Ministero delle Comunicazioni a velocizzare le procedure per l’accordo con la Difesa sul prezzo da pagare per le frequenze da liberare, che finora erano appannaggio dei militari, e ad annunciare che per giugno partiranno le aste. Il Wi-max permetterà la diffusione di Internet veloce anche in quegli 8mila comuni del Paese che oggi ne sono esclusi, contribuendo a colmare un digital divide che vede oggi l’Italia al 19esimo posto della classifica della banda larga, con una percentuale di utenti connessi del 13,4%, rispetto al 16% della media Ue. In più, la nuova tecnologia può rendere obsoleto l’odierno modello di trasmissione dei cellulari – che richiede un elevato numero di ripetitori – perché permetterà ai dispositivi di comunicare attraverso una rete libera da infrastrutture, portando così con sé un nuovo modello di business, pronto a superare in velocità nella trasmissione dati l’ormai superato UMTS. Certo, bisogna comunque tenere presente che il “digital divide? italiano non verrà sbaragliato dal Wi-max. Anche perché la questione è prima di tutto culturale, e investe il livello di alfabetizzazione informatica di tutte le fasce di età – dai giovani agli anziani – e le classi sociali, partendo dai comuni cittadini e arrivando fino alle imprese, senza dimenticare la Pubblica Amministrazione. Ma adesso un passo avanti è stato fatto. E speriamo che a breve ne seguano tanti altri. Nella scuola, nell’università, nei luoghi di lavoro, nelle aree pubbliche.

Cosa posso aggiungere di mio ? Speriamo di vederne a breve gli effetti concreti…

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